domenica 31 gennaio 2010

Ti ho cercata

Ti ho cercata
nella calma di acque lacustri,
inebriato da seni procaci.

Ti ho cercata
nel grigiore di vie medievali,
rapito da gambe sinuose.

Ti ho cercata
nel mistero di paesi lontani,
sedotto da chiome dorate.

Ti ho cercata
nel rigore di palazzi reali,
ammaliato da sguardi sensuali.

Ti ho cercata
nella purezza di terre native,
stregato da glutei armoniosi.

Tra corpi lascivi
e romantici luoghi, invano,
amore, io ti ho cercata.

da "Cuore di Luna" di Pier Giorgio Cardoni, Futura Edizioni. Copyright©2012 - WOMEN@WORK

lunedì 18 gennaio 2010

Due isole

Siamo due astri splendenti
che pur divisi s’illuminano.

Siamo due indomiti amanti
che tutte le notti si bramano.

Siamo due isole distanti
che acque profonde separano.

da "Cuore di Luna" di Pier Giorgio Cardoni, Futura Edizioni. Copyright©2012 - WOMEN@WORK

Eppure torna il silenzio

Dirompente un boato
scuote in me echi lontani,
sensazioni che volevo perdute.

Eppure torna il silenzio
nel fragore del giorno che nasce.

da "Cuore di Luna" di Pier Giorgio Cardoni, Futura Edizioni. Copyright©2012 - WOMEN@WORK

mercoledì 13 gennaio 2010

Proroga postuma

Un signore entra in ufficio, con cappotto e sciarpone. Con la mano sinistra tiene due buste di plastica, modello Supermercato large, piene di cartelle e documenti, con la mano destra una ventiquattrore e un'altra borsona.
"Buongiorno" faccio io.
Nessuna risposta.
Lo guardo mentre apparecchia una delle due sedie davanti la mia scrivania. Si toglie la sciarpa e si slaccia il cappotto. Sempre in silenzio.
Poi inizia a rovistare dentro le buste tirando fuori di tutto, per metterlo in ordine sparso sulla scrivania. Sempre in silenzio.
Continuo a guardarlo.
Alla fine mi mostra una lettera e apre bocca: "Sa, il Comune mi ha scritto, cioè non a me, ha scritto a mia madre."
"Sì?"
"C'è scritto che devo fare la proroga della carta di identità di mia madre."
"Sì, abbiamo scritto a tutte le persone con la carta in scadenza. Per legge la validità è prorogata di altri 5 anni."
"Ah, ecco, ho capito."
"Bene, se mi da la carta le faccio subito la proroga. Ha la delega di sua madre?"
"Beh... veramente mia madre è morta. Ma se mi può prorogare lo stesso la carta, sa mi può sempre servire, non si sa mai..."
"..."
Nel negare la possibilità sono rimasto senza parole...

domenica 10 gennaio 2010

Trailer irreale

Solitamente trascrivo qua i miei sogni, a mo' di racconto. Succede sempre quando me li ricordo bene, e se sono comunque sogni particolari. Il più delle volte mi restano invece in mente solo spezzoni, una sorta di trailer del sogno. Per cui rinuncio a metterli su carta.
Ultimamente poi sono stato anche colto da pigrizia e quindi non ho scritto molto.
Per rimediare oggi mi metto a fare il trailer degli ultimi sogni e anche se ne verrà fuori uno spezzatino senza senso, pazienza, ma almeno me ne resterà memoria. Scripta manent, verba volant.

Il castello
Inseguito da non so più chi, mi ritrovo all'interno di un castello medievale, con scale ripide e stanze piccole. Scendo le scale rapidamente e da un'apertura ad arco sul pianerottolo sottostante vedo fuoriuscire una luce giallo-arancio, come se tutta quella stanza al piano inferiore fosse ripiena di fiamme. E in effetti non tarda molto che delle lingue di fuoco raggiungano il pianerottolo. Io sono imprigionato tra i miei inseguitori e le fiamme. Ma i miei nemici non si vedono più mentre dalla stanza incendiata emergono delle ombre scure e delle voci...

Vampiri
Vado a trovare un caro amico, nel suo negozio di antichità. Prendiamo un tè insieme e mentre sorseggiamo l'infuso mi fa una rivelazione sconcertante. Siamo entrambi dei vampiri, appartenenti ad una vecchia razza ormai in estinzione, che ha la caratteristica di non aggredire gli umani. Per tradizione abbiamo scelto di vivere in sintonia con il resto del mondo. Sono un vampiro quindi. La scoperta non mi stupisce più di tanto, in effetti mi ero ritrovato spesso a farmi domande su certi miei comportamenti... Continuiamo a parlare mentre osservo il mio amico. E' molto più vecchio di me, canuto, con una barba bianca corta e a punta, gli occhi piccoli e molto espressivi. Ad un certo punto l'espressività delle sue pupille mi avvisa di un pericolo. Ci alziamo e usciamo fuori. Siamo su un'isola in mezzo al mare. Saliamo su un promontorio per scrutare l'orizzonte. Il cielo è plumbeo. Il mio amico tira fuori un cannocchiale, rivestito di pelle nera, e osserva un punto dove il mare si fonde con le nuvole. Guardo anche io e vedo solo dei puntini gialli, luminosi. Mi passa il cannocchiale e i puntini si rivelano essere degli occhi, che a loro volta stanno osservando noi. Gli occhi appartengono a delle persone che non hanno per nulla sembianze umane nè tanto meno apparenze invitanti e ben promettenti.
Mi dice che sono i vampiri di un'altra razza, quella che da sempre ha terrorizzato gli umani, con le loro storie di sangue. Ci hanno scoperto e stanno venendo a prenderci. Anche se mi dice che è ormai tardi, con molta calma mi invita a seguirlo, in un tentativo di fuga. Scendiamo lungo il pendio del promontorio, verso l'interno dell'isola, fino ad una apertura della terra sotto ad un albero. L'apertura da su un cunicolo. Ci avventuriamo all'interno, al buio. Dopo un po' scivoliamo e poi ruzzoliamo fino a cadere su una strada lastricata. Sono seduto, alzo la testa e guardo intorno: sono esterrefatto! Ci troviamo lungo la via di una città, si direbbe nel centro storico. Guardo meglio. I palazzi sembrano essere del 7-800, ma quello che è più strano è che anche i negozi, i lampioni, le carrozze che improvvisamente appaiono all'angolo, sembrano appartenere a due, tre secoli fà. Con un sorriso disarmante il mio amico mi spiega che siamo passati attraverso una porta temporale e che siamo realmente a metà del 1800. In genere lui usa questo passaggio per comprare oggetti che poi rivenderà nel suo negozio di antichità. Oggi ci è servito per scappare - con successo - dagli altri vampiri...

La showgirl
Ricordo soltanto la notizia della morte di una soubrette, showgirl di talento - di cui non farò il nome - deceduta all'età di 64 anni per un male incurabile.

Mio padre
Ho sognato di incontrare mio padre, e di fare con lui una bella chiacchierata, passeggiando insieme. Mentre mi parla mi ricorda due numeri. Mi rendo poi conto che uno dei due corrisponde alla data in cui ha avuto il primo infarto e l'altro agli anni che sono passati dalla sua morte.
Finita la passeggiata, mi saluta e poi muore...

"Tutto è bene ciò che finisce bene"

Eravamo rimasti alla mia rabbia e delusione, conseguenza di un trasferimento da un ufficio ad un altro. Arrivato d'improvviso, un pomeriggio, tramite un foglio di carta sputato fuori dal fax. Dal piccolo ufficio sotto alle due torri panna, lontano cinque, sei minuti di cammino da casa, a quello ricavato da una vecchia palestra, distante non so quanto in auto.
Ci ho dedicato un lungo post, a maggio dello scorso anno. Poi ho smesso di scrivere ed infatti i miei interventi qui si sono diradati.
Ad ogni modo, ho preso le mie cose e ho traslocato. Il lunedì ho iniziato a lavorare dietro la nuova scrivania. Il martedì ho imbucato una raccomandata al mio capo. Nello stesso periodo di tempo, a mia insaputa, un'altra lettera stava partendo. Se devo essere sincero, non completamente a mia insaputa. Ero a conoscenza della lettera - e del suo contenuto - ma non sapevo se e quando sarebbe stata spedita.
Fatto sta che, qualche settimana più tardi, mi sono ritrovato un pomeriggio nell'ufficio del mio capo a scambiare con lui rabbia e costernazione, accuse e scuse, delusione e complimenti. Questi ultimi derivanti dalla lettera che, a mia insaputa, era nel frattempo partita e arrivata.
E alla fine di quel pomeriggio, entrambi digiuni del pranzo, ci siamo riappacificati. Il mio capo ha chiamato una collega, che nella via gerarchica sta tra lui e me, e le ha comunicato che di lì a qualche giorno sarei stato trasferito in un altro ufficio, nel centro storico, con le funzioni di responsabile di quello stesso servizio.
Da un lato la mia lettera, unita a come avevo affrontato la situazione, dall'altra la missiva di cui sopra, mi avevano fatto avere, nell'ordine, ragione, trasferimento, promozione.
E qui vi devo parlare un po' di questa famosa lettera.
In realtà si tratta di una "petizione" o comunque di una lamentela collettiva. Nel quartiere dove per quattro anni ho unito l'abitazione privata e l'ufficio pubblico abita una signora, una donna di una quindicina d'anni più grande di me, alta, bella e di classe. Questa signora, che era stata più volte mia cliente, evidentemente era rimasta molto soddisfatta del trattamento ricevuto in un ufficio dove solitamente la burocrazia e la spersonalizzazione la fanno da padrone.
Saputo del mio allontanamento forzato "si adirò leggermente" (per citare Fantozzi). Dopo telefonate e incontri con dirigenti e politici, si era messa a scrivere la famosa lettera per poi farla firmare da una sessantina di cittadini del quartiere, per lamentare il mio trasferimento e reclamare il mio ritorno come soluzione. Al contempo elogiando il mio "modus operandi" di impiegato modello.
C'è da dire che la signora è stata anche fortunata perchè non di rado sono oltremodo burbero nell'esercitare le mie funzioni lavorative. Ma alle volte fare semplicemente il proprio dovere, aggiungendoci un po' di gentilezza, porta dei frutti insperati.
Così oggi (più esattamente dalla scorsa estate) mi trovo a lavorare in un ufficio ricavato da un loggiato del XIII secolo, in pieno centro storico. E come responsabile, con una mezza dozzina di colleghi da gestire.
Stavolta cito Bonvi e il suo Nick Carter: "tutto è bene ciò che finisce bene".

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