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martedì 17 maggio 2011

L'acchiappapasseri.

"Scusateme ve'... me posso mette a sede?"
"Certo, buongiorno, si accomodi."
"Ah, sì, bongiorno.. Ve volevo chiede na cosa, ma prima vo da fa na premessa, che io per tutta la mi vita ho girato l'Italia nsu e ngiù, col camion, ha capito?"
"Sì... prego, mi dica."
"Ah io vede, nnel sa manco le' quanti chilometri ho fatto. E nn me mai successo gnente."
"Beh, bene no?"
"Ecco, arivato a st'età, vede, tenga st'arsumijo, la vede la data, ha visto quanti ce n'ho?"
"Eehh... complimenti, se li porta bene i suoi 84 anni."
"E già, però me mantengo bene, so svejo come n ragazzino ancora. Beh, le nce crederà da quando giro ncla machina del mi fiolo è già la seconda volta che me fregono!"
"Ehm... che le è successo?"
"Vede, vede che m'honno scritto. Eee nm'honno arlevato i punti da la patente? Je piasse n bene ta loro, accidenti!"
"Si, le hanno tolto 6 punti, ma prima non aveva mai commesso infrazioni al codice della strada e quindi aveva 6 punti in più. Quindi è tornato a 20, come se non fosse successo nulla."
"Aaahhnn'è successo gnente?? E come no! E' ver che era giallo e io so ariveto e l'ho sforzato, quil sì, ma mannaggia sta majala, ormai ero tlì, l'ho sforzato n pochetto, che ne sapevo io che c'era quil diavlo, quil'acchiappapasseri... e tac! m'ha fatto na foto!"
"Si, col rosso scatta subito la macchina fotografica..."
"Ma che rosso, io ho visto sol tal giallo, pu ero tlì sotta e l'ho dovuto sforzà!"
"Si, ma questa vedo che già l'ha pagata e le hanno tolti i punti, oggi che è venuto a fare?"
"Alora nn m'ascolta? Je l'ho ditto che me fegon sempre ncla machina del fiolo. Scolti: er gito al'ASL a fa nn'analise, pu quando che so scito da tlì ho arpreso la machina, quista del fiolo, e ho fatto p'argì a chesa. E tacchete, ho sforzato de poco n'altra volta e anche tlì c'era n'altro de sti chiappapasseri maledetti, che porcamajala tutti ta me? Mica nlevo sforzato tanto stavolta!! Ma nce stato gnente da fa, l'acchiappapasseri m'ha preso n'altra volta, e adè m'è arivato quisto, lvè, che c'ho da fa adè?"
"Vediamo... Questo è un verbale per essere passato col rosso e questa è la comunicazione dati del conducente. Lei mi lascia questa comunicazione, dove dichiara di essere lei alla guida e poi va alle poste a pagare la contravvenzione. Le toglieranno altri 6 punti."
"Che?? M'arlevono i punti n'altra volta?? Ma nnl'evon già caveti prima? E quanti ci ho adè?"
"Beh, era a 20, adesso scende a 14, ma sono comunque tanti e se fa il bravo le ritorneranno a 20."
"Si, si e però nva bene cossì! Sti chiappapasseri avronno da levalli, si uno è tlì e ha da sforza n pochetto mica pole sta a pagà tutti sti soldi! Ma tanto è la machina del mi fiolo che me frega, quando che giravo col camion nnm'era mai successo."
"Già"
"Ecco, tenga. I so a posto?"
"Si questa è la ricevuta."
"Bene, Grazie l mi cocco, arvedecce."
"Arrivederla."

venerdì 19 marzo 2010

Lo sconvolto ed altre amenità.

Nuova tariffa a zona.
Ieri mattina, in ufficio, squilla il telefono. Rispondo, e una signora, dall'altro capo del filo, inizia a chiedermi spiegazioni su come poter fare correttamente dei documenti. Mentre le spiego, la conversazione viene disturbata dai tipici problemi di linea delle telefonate fatte col cellulare mentre si è in auto. Perciò, un po' per questo motivo, un po' per non farle spendere troppi soldi, le dico che sarebbe meglio venire direttamente in ufficio. Al che lei mi risponde, in dialetto:"Sie me scusi ve', ma so ncol cellulare e sto gì a lavorà. Ma n' se preoccupi che potem parlà, che c'ho la tariffa ridotta fino a la stazione, e so tlì vicino."

Lo sconvolto.
Stamattina arrivo in ufficio e vedo che davanti alla porta di ingresso ci sono due anziane signore. E' presto e ancora non siamo aperti al pubblico, per cui la porta è chiusa. Mi avvicino per entrare e una signora mi fa:"E' chiuso." Vedendomi proseguire verso la porta mi ripete:"Guardi che è ancora è chiuso."
In quel mentre io tiro fuori le chiavi e apro la porta. La signora mi guarda e commenta: "Ah, ma lei è il padrone!".
Più tardi, una volta aperto l'ufficio al pubblico, le due arzille signore si accomodano una alla scrivania del mio collega e una alla mia.
Sono venute entrambe a presentare la stessa domanda per il bonus sul gas ma, mentre la signora che sto servendo ha tutti i documenti necessari a posto, l'altra ha dei problemi: la fattura del gas è intestata al defunto marito. E qui inizia un dialogo in dialetto tra le due anziane signore.
"Oh poretta me, e ade' come fò?" inizia a lamentarsi.
"Ha da fa' lo sconvolto!" interviene in suo aiuto la signora alla mia scrivania.
"Ch'ho da fè?"
"Lo sconvolto! Quando ch'è morto 'l mi marito io l'ho sconvoltate tutte, le bullette! Ha da fa' lo sconvolto pure lei!"
"Oh poretta me! e come se fa? C'avrò da mandà qualcuno laggiù che io nce vò che ho paura, tlì me metton sotto le machine!"
"Ce mandi 'l nipote e glie dica de fasse fa lo sconvolto così dopo artorna di qui e fa la domanda." Conclude la signora.
Io e il mio collega siamo rimasti in silenzio a gustarci la scenetta...

mercoledì 13 gennaio 2010

Proroga postuma

Un signore entra in ufficio, con cappotto e sciarpone. Con la mano sinistra tiene due buste di plastica, modello Supermercato large, piene di cartelle e documenti, con la mano destra una ventiquattrore e un'altra borsona.
"Buongiorno" faccio io.
Nessuna risposta.
Lo guardo mentre apparecchia una delle due sedie davanti la mia scrivania. Si toglie la sciarpa e si slaccia il cappotto. Sempre in silenzio.
Poi inizia a rovistare dentro le buste tirando fuori di tutto, per metterlo in ordine sparso sulla scrivania. Sempre in silenzio.
Continuo a guardarlo.
Alla fine mi mostra una lettera e apre bocca: "Sa, il Comune mi ha scritto, cioè non a me, ha scritto a mia madre."
"Sì?"
"C'è scritto che devo fare la proroga della carta di identità di mia madre."
"Sì, abbiamo scritto a tutte le persone con la carta in scadenza. Per legge la validità è prorogata di altri 5 anni."
"Ah, ecco, ho capito."
"Bene, se mi da la carta le faccio subito la proroga. Ha la delega di sua madre?"
"Beh... veramente mia madre è morta. Ma se mi può prorogare lo stesso la carta, sa mi può sempre servire, non si sa mai..."
"..."
Nel negare la possibilità sono rimasto senza parole...

domenica 10 gennaio 2010

"Tutto è bene ciò che finisce bene"

Eravamo rimasti alla mia rabbia e delusione, conseguenza di un trasferimento da un ufficio ad un altro. Arrivato d'improvviso, un pomeriggio, tramite un foglio di carta sputato fuori dal fax. Dal piccolo ufficio sotto alle due torri panna, lontano cinque, sei minuti di cammino da casa, a quello ricavato da una vecchia palestra, distante non so quanto in auto.
Ci ho dedicato un lungo post, a maggio dello scorso anno. Poi ho smesso di scrivere ed infatti i miei interventi qui si sono diradati.
Ad ogni modo, ho preso le mie cose e ho traslocato. Il lunedì ho iniziato a lavorare dietro la nuova scrivania. Il martedì ho imbucato una raccomandata al mio capo. Nello stesso periodo di tempo, a mia insaputa, un'altra lettera stava partendo. Se devo essere sincero, non completamente a mia insaputa. Ero a conoscenza della lettera - e del suo contenuto - ma non sapevo se e quando sarebbe stata spedita.
Fatto sta che, qualche settimana più tardi, mi sono ritrovato un pomeriggio nell'ufficio del mio capo a scambiare con lui rabbia e costernazione, accuse e scuse, delusione e complimenti. Questi ultimi derivanti dalla lettera che, a mia insaputa, era nel frattempo partita e arrivata.
E alla fine di quel pomeriggio, entrambi digiuni del pranzo, ci siamo riappacificati. Il mio capo ha chiamato una collega, che nella via gerarchica sta tra lui e me, e le ha comunicato che di lì a qualche giorno sarei stato trasferito in un altro ufficio, nel centro storico, con le funzioni di responsabile di quello stesso servizio.
Da un lato la mia lettera, unita a come avevo affrontato la situazione, dall'altra la missiva di cui sopra, mi avevano fatto avere, nell'ordine, ragione, trasferimento, promozione.
E qui vi devo parlare un po' di questa famosa lettera.
In realtà si tratta di una "petizione" o comunque di una lamentela collettiva. Nel quartiere dove per quattro anni ho unito l'abitazione privata e l'ufficio pubblico abita una signora, una donna di una quindicina d'anni più grande di me, alta, bella e di classe. Questa signora, che era stata più volte mia cliente, evidentemente era rimasta molto soddisfatta del trattamento ricevuto in un ufficio dove solitamente la burocrazia e la spersonalizzazione la fanno da padrone.
Saputo del mio allontanamento forzato "si adirò leggermente" (per citare Fantozzi). Dopo telefonate e incontri con dirigenti e politici, si era messa a scrivere la famosa lettera per poi farla firmare da una sessantina di cittadini del quartiere, per lamentare il mio trasferimento e reclamare il mio ritorno come soluzione. Al contempo elogiando il mio "modus operandi" di impiegato modello.
C'è da dire che la signora è stata anche fortunata perchè non di rado sono oltremodo burbero nell'esercitare le mie funzioni lavorative. Ma alle volte fare semplicemente il proprio dovere, aggiungendoci un po' di gentilezza, porta dei frutti insperati.
Così oggi (più esattamente dalla scorsa estate) mi trovo a lavorare in un ufficio ricavato da un loggiato del XIII secolo, in pieno centro storico. E come responsabile, con una mezza dozzina di colleghi da gestire.
Stavolta cito Bonvi e il suo Nick Carter: "tutto è bene ciò che finisce bene".

mercoledì 20 maggio 2009

Anche io vado in piscina ma prima timbro...

Un signore, con un quotidiano sotto braccio, entra in ufficio per autenticare una foto. Mentre sbriga la pratica, una impiegata si avvicina e inizia un dialogo surreale:
"Ehm, ahm, scusi, mi fa vedere un attimo il suo giornale?"
"Scusi?"
"Si, sa, volevo leggere una notizia. Sembra che c'era una impiegata della Provincia che timbrava e poi andava in piscina."
"Ah... prego, guardi pure..."

L'impiegata, incurante del collega che stava sbrigando la seppur breve pratica dell'autentica foto, apre il giornale e lo stende sulla scrivania.

"Ehm, grazie... no perchè anche io vado in piscina, magari l'avrò vista qualche volta."
"Eeh, si, si.."
"Ehm, no, perchè, anche io vado in piscina ma prima timbro."
"Cioè, lei prima timbra e poi va in piscina?"
"Si, cioè, mica timbro in piscina, timbro qui in ufficio."
"Aah, ecco, capisco, lei timbra in ufficio e poi va in piscina..."



venerdì 8 maggio 2009

"Va a far del bene a un somaro" ovvero sul perchè ad essere troppo zelanti e volenterosi sul lavoro, si finisca ad essere vittima di mobbing.

Oggi ho deciso di fare un po' di "outing" e parlare quindi di me.
Di solito in queste pagine racconto quel che mi succede ma in modo indiretto e scherzoso. Oggi no, oggi sono serio. Per la precisione sono demoralizzato, demotivato e profondamente incazzato, mi si lasci il termine.

Lavoro da più di 20 anni in un'amministrazione pubblica locale e da una quindicina d'anni lavoro presso l'Ufficio Relazioni con il Pubblico, il famoso URP. Anzi a dirla tutta sono stato uno dei 6 dipendenti che l'URP l'hanno creata, partendo da zero, cioè dalle carte delle normative vigenti all'epoca. Ora, senza andare a rovistare in questi 15 anni, dove davvero ne sono successe di tutte e di più, vengo subito ai giorni d'oggi e al servizio che svolgo attualmente. E di conseguenza al problema di cui voglio parlare. Premetto solo che, in questi anni, la dirigenza e i politici della mia Amministrazione hanno cambiato un pochino il volto e il compito dell'URP. Infatti oggi non ci occupiamo più solo di trasparenza, comunicazione, semplificazione dei servizi, ma anche, anzi direi principalmente, di servizi demografici. In realtà al mio sportello, il 90% delle prestazioni erogate sono di natura anagrafica (certificati, carte di identità, cambi di residenza, atti notori). Ma tant'è. 
In tutto questo ho comunque cercato di tirare fuori le mie capacità, formando e arricchendo quella che ritengo essere una professionalità notevole nel settore.
Solo devo riconoscere che sono un po' pignolo e zelante, per cui chi viene a chiedere le cose da me se da un lato sa che verrà accolto garbatamente e professionalmente, dall'altro sa pure che dovrà essere leale e preciso. 

La mia Amministrazione in questi anni ha diviso l'URP in 1 redazione centrale e 5 sportelli periferici. L'orario dovrebbe essere per tutti 8:30-18:30 dal LUN al VEN, 8:30-13:00 il SAB, ma in realtà solo 2 sportelli periferici osservano tale orario. Negli altri, vuoi per carenze di personale, vuoi per carenze di capacità, vuoi per esigenze personali dei dipendenti a cui i dirigenti si sono dovuti piegare, gli orari sono quelli tradizionali, mattino con 2 rientri settimanali, e sabato a casa. Il mio sportello rientra nell'orario continuato, of course.
Tutto ciò comporta che i 2 sportelli che seguono l'orario continuato abbiano una mole di lavoro sensibilmente più alta degli altri. 
Stare al pubblico poi è una vera e propria arte perché ci si trova davanti le personalità più disparate, e spesso dobbiamo parlare con persone che non si sono svegliate benissimo (beh, a volte nemmeno noi ci siamo alzati bene...). Per cui il malumore e lo stress sono sempre in agguato.
E arrivo al dunque.

Antefatto:
Giorni fà ero di turno con una mia collega, di mattino. Ufficio pieno, come al solito. Una signora straniera si accomoda dalla mia collega per delle pratiche e, mancandogli dei documenti, inizia subito ad agitarsi. Ma, comunque la mia collega riesce a sbrigarle tutto. Ad una seconda richiesta però le fa notare che dovrà far compilare dall'interessato (che nel caso specifico era il marito) un modulo, allegarci dei documenti e poi presentarlo di nuovo a noi. 
Detto fatto. La signora si alza e si va ad accomodare ad una scrivania che abbiamo per il pubblico. Nel frattempo, io continuo a servire altra gente.
Poco dopo ritorna alla carica chiedendo udienza alla mia collega, la quale, occupata con un altro le dice di sentire me. E questa viene immediatamente da me, dove però si era appena seduta una signora anziana. Incurante del fatto, la straniera prevarica l'anziana cacciandola in malo modo e mi obbliga a servirla. Sedendosi mi firma l'istanza a nome del marito. Al che io le faccio notare che non posso accettare un'istanza con una firma palesemente falsa. E qui scoppia il finimondo: la signora straniera inizia a insultare me e la mia collega, urlando. A quel comportamento le dico che non le avrei più prestato attenzione e che quindi se ne poteva andare. Questo ha fatto peggiorare la situazione, con un crescendo di urla, insulti, bestemmie e minaccie. Siccome l'ufficio era pieno e questa manfrina stava andando avanti da un po', la gente in coda si è spazientita e ha iniziato a invitare la straniera di ascoltarmi e andarsene per poi ripresentarsi quando avesse avuto la domanda firmata correttamente. E qui lei è passata a insultare e minacciare di "taglio della testa" tutti i presenti. Finchè ho dovuto chiamare le Forze dell'Ordine, che dopo pochi minuti si sono presentati sotto forma di pattuglia di Polizia. E la calma è tornata. Nel frattempo, a causa del trambusto e della concitazione, la mia collega ha avuto un mancamento e uno sbalzo di pressione.

Fatto:
Ieri ero di turno pomeridiano, 13-19, quando ad un quarto alle 14, arriva un fax. Una mia collega vede che è indirizzato a me e senza leggerlo me lo passa.
Testo del fax:
"Oggetto: ordine di servizio trasferimento da sede URP aa a sede URP bb del dipendente xx (che sarei io).
Per esigenze di organizzazione del servizio relativo agli sportelli decentrati e in attinenza alla professionalità e alle attività da Ella svolte si ritiene opportuno il suo trasferimento dalla sede Sportello URP aa allo Sportello URP bb.
La S.V. è invitata a prendere servizio presso la sede indicata a far data dall'11.05.2009"

A conferma del fax mi è poi arrivata una lettera oggi stesso. Fax e lettera firmati dal mio dirigente.

Così. 
Senza essere interpellato, senza che nessuno mi abbia chiesto il parere. 

Anche se un po' stupito e quindi inebetito dal fatto, ne parlo con una collega che chiama immediatamente una sindacalista, la quale questa mattina è andata a parlare con il mio dirigente, anche perchè il Regolamento di Mobilità Interna prevede una serie di cose, tra cui quella di sentire il diretto interessato prima di trasferirlo. 
Il dirigente spiega alla sindacalista (ma non ovviamente a me) che sì, io sono professionale e valido, ma che ultimamente mi sono fatto prendere da stress e nervosismo, finendo per prendermela con i cittadini, provocando situazioni in cui sono dovuti intervenire i carabinieri, e - udite udite - litigando così forte con una mia collega da farla star male. Perciò - ed anche perché lui ha bisogno di una persona allo Sportello URP bb - ha pensato che era meglio farmi "cambiare aria" e trasferirmi. Il tutto senza però sentire il mio parere. 
Ora, fermo restando che nei due sportelli il lavoro dovrebbe essere lo stesso, le differenze sostanziali sono le seguenti:

Sportello URP aa (dove ho lavorato fino a questa mattina): 
orario al pubblico continuato e orario di servizio in turni, sabato inclusi. A fronte di ciò nel mio stipendio percepisco delle indennità di turno (cioè soldi in più). Lavorando il sabato mi spettano 4 giorni di ferie all'anno in più. 
In ultimo, questo sportello è a 5 minuti da casa, per cui ci vado a piedi. 
La mia vita privata è organizzata anche in base a ciò.

Sportello URP bb (dove dovrò lavorare da lunedì):
orario al pubblico praticamente uguale a quello di servizio, per cui mattino con 2 rientri settimanali, e sabato a casa. Questo comporta che non percepirò più le indennità di turno (cioè soldi in meno), due giorni dovrò pranzare fuori (utilizzando dei buoni pasto), e non lavorando il sabato avrò 4 giorni di ferie in meno. 
In ultimo, l'ufficio sta a una decina di km da casa mia, per cui dovrò utilizzare un'auto (non c'è un servizio diretto di autobus).

Morale:
"Va a fa' del bene ta 'n somaro", ovvero se hai voglia di lavorare e sei scrupoloso e preciso, in una Amministrazione Pubblica come la mia riceverai sempre dei calci.
E secondo me siamo all'anticamera del mobbing...

martedì 17 febbraio 2009

Le volte

- Buongiorno dovrei autenticare la firma per questi documenti.
- Buongiorno. Faccia vedere... eeh, no! questo noi non lo possiamo fare, deve andare da un notaio.
- Ma come non lo può fare?! Eppure una volta le facevate.
- Eh... ma le volte s'enno scarcate tutte!!

domenica 15 febbraio 2009

Il regalo.

Ufficio, qualche giorno prima del 14 febbraio...

- Buongiorno, vorrei dei certificati.
- Buongiorno a lei, che tipo di certificati?
- Ehm... dunque... matrimonio, stato di famiglia e residenza.
- Bene, ma quello di matrimonio, normale o l'estratto dell'atto? a che le serve?
- Me li ha chiesti l'avvocato per separazione legale.
- Allora l'estratto. Vediamo, il certificato di stato di famiglia e residenza glielo preparo ora, l'altro, se mi compila questo foglio sarà pronto tra qualche giorno.
- Grazie, lo compilo subito.
- Ecco, questo è il certificato, dove c'è la sua residenza e la famiglia, con moglie e figlio.
- A proposito, non è che voi adesso scrivete qualcosa a casa, a mia moglie?
- Scriviamo? no, no, non scriviamo niente a nessuno.
- A bene! perchè sa... mia moglie non sa ancora nulla, le voglio fare una sorpresa!
- Ah, una sorpresa...
- Eh, sì, ora porto questi dall'avvocato e lui le manderà una lettera. Le farò un bel regalo!
- Già, proprio il regalo giusto per San Valentino...

venerdì 6 febbraio 2009

Il certificato di stato libero

Un arzillo signore entra in ufficio e chiede
- Buongiorno vorrei un certificato di residenza e stato di famiglia e uno di stato libero, sa mi devo sposare con una cittadina straniera e me l'hanno richiesti al suo paese.
- Va bene. Vanno in bollo, ce l'ha?
- No ma vado a comprare la marca e torno.
- OK. 
Esce.
Qualche decina di minuti dopo torna.
- Ben tornato, ora le faccio il certificato di stato libero.
- Bene, grazie.
- Ah... ma... C'è un problema! Non glielo posso fare!
- E perchè??
- Qui dice che lei è coniugato, per cui non le posso fare un certificato di stato libero. E' sposato?
- Ah... quello... Sì, sono sposato, ma sa... mia moglie ha il 95% di invalidità e ormai non capisce quasi più niente... pensavo che a questo punto mi potevo pure risposare, tanto...

martedì 30 dicembre 2008

Ma io sono il fratello, non è uguale?

"Buongiorno, dovrei autenticare una fotografia."
"Buongiorno, prego, si accomodi. Mi da la foto e un documento, per favore?"
"Sì, ecco, tenga."
"Ma... questo non è lei!... voglio dire, la foto non è la sua, e nemmeno il documento."
"Ah, no, certo, la foto e il documento sono di mio fratello. Ma se vuole il mio, le do la carta di identità."
"Mi faccia capire. A chi devo autenticare la foto?"
"A me, deve autenticare la foto di mio fratello."
"Allora non è a lei. E' a suo fratello. E dov'è?"
"Non c'è. E' fuori città."
"Allora non posso autenticare niente."
"E perchè. Le do la foto e il documento."
"Già ma la persona non c'è."
"Ma io sono il fratello, non è uguale? Vede, lo vede dai documenti?"
"Sì, ma io devo sottoscrivere che questa foto corrisponde alla persona che ho davanti, le cui generalità trovo nel documento. Se io ho davanti un altro, che autentico?"
"Ma io sono il fratello, lui non c'è, come le dicevo!"
"E dov'è?"
"Fuori città"
"All'estero?"
"No, è... è in montagna."
"Bene. Allora suo fratello, va in un qualsiasi Comune della zona di montagna dove si trova ora e si fa autenticare una foto."
"Ma a me serve ora, oggi, come faccio? che me lo spedisce?"
"Bravo. Gli dica di autenticare la foto e poi di farsela spedire."
"Ma su, via, io sono il fratello, non lo vede? ci somigliamo pure!"
"E sì, ma non è lei, siete due persone diverse, per cui io non le posso autenticare nulla, mi dispiace."
"E... ma... non va mica bene, aveva tutto, la foto, il documento, io che sono il fratello e c'ho pure la carta d'identità!"
"Già, tutto, tranne la persona che deve corrispondere alla foto."
"Buongiorno."
"Buongiorno."

venerdì 7 novembre 2008

Ma la crisi dov'è?

"Buongiorno, mi è scaduta la carta di identità, la devo rifare."
"Buongiorno, si accomodi prego, mi dà quella vecchia?"
"Si ecco qua."
"Ah, guardi, lei ha una carta che è scaduta dopo il 25 giugno, per cui grazie ad una nuova normativa viene prorogata d'ufficio per altri 5 anni, gratuitamente. Ora le metto un timbro e abbiamo fatto."
"Un timbro? su questa? No, no guardi, io voglio quella nuova, quella elettronica, di plastica. A me questa di carta non entra nel portafoglio, s'è tutta rovinata."
"Ah, lo so, capisco, ma guardi che per farla nuova, dobbiamo fare un duplicato per deterioramento."
"E... ma va bene, a me va bene, facciamo così."
"Sì, ma vede, il duplicato costa 30 euro e 50 centesimi, il timbro di proroga sulla sua è gratuito."
"Sì, sì, va bene, la faccio."
"Trenta, dico T R E N T A euro e cinquanta centesimi, le va bene? invece che gratis, ripeto G R A T I S?"
"Sì, le ho detto di sì!."
"OK, andiamo a fare la carta, allora."

martedì 14 ottobre 2008

Modi di dire

Arrabbiature femminili
"Stamattina c'ho i coglioni talmente girati che s'ero 'n'omo me dovevano opera' d'ernia inguinale!"

Fortune femminili
"Io so' così sfortunata che 'l mi dottore 'na volta me disse: Signora, le' 'n doveva nasce con le gambe lunghe ma col culo grosso!"

Che si ero 'na veggente...

"Buongiorno, è qui che si fanno le carte di identità? Cosa serve?"
"Sì è qui. Basta che lei venga qua, con la carta scaduta e le facciamo quella nuova."
"Ah, va bene, grazie, arrivederci, adesso lo riferisco."
"Ma perchè, non è per lei? chi la deve fare?"
"Non non è per me, è per un ragazzo."
"Ragazzo? quanti anni ha?"
"Quattordici."
"Ah, beh, allora non può ancora fare la carta di identità, ci vogliono 15 anni compiuti."
"E allora? Deve prendere il patentino per la moto, come può fare?"
"Facciamo un attestato di identità per minori. Deve venire qua il ragazzo con una foto e i due genitori, quindi lei con la moglie."
"Verrà la figlia."
"Ah, è una ragazza, ok. Comunque, anche la mamma e lei."
"Verrà il marito."
"Perchè lei non è il marito?"
"No, io sono il nonno del ragazzo!"
"Ah, scusi ma se non me lo dice lei, io da sola non lo indovino... Che si ero 'na veggente pensava che stavo qui?"

venerdì 22 agosto 2008

Lo voglio!!!!!!!!


Lo voglio!!! Appena rientro dalla vacanza all'Argentario vado immediatamente in libreria a comprarlo!
La recensione che ho trovato sul web recita:
"La prima, imperdibile guida per sopravvivere ai coglioni sul posto di lavoro. Colleghi e capi! In ogni ufficio ce n'è almeno uno: è statisticamente provato. Come identificarlo? Come scoprire il mistero profondo della sua abissale coglioneria? Come gestire quello che avete in ufficio e trasformare giorni d'inferno in spassose trappole per coglioni? Accertata ufficialmente questa piaga sociale che tortura milioni di impiegati, ecco gli strumenti, i trucchi, le dritte per difendersi da questo flagello. Diventa anche tu un serial killer di coglioni (in senso metaforico, casomai ce ne fosse uno che legge), leggi questa guida indispensabile e imparerari a lavorare con intelligenza insieme ai coglioni, vero e proprio logorio della vita aziendale! Potresti anche scoprire che il coglione del tuo ufficio sei tu, e redimerti..."
E' proprio quello che fa per me...

mercoledì 20 agosto 2008

Ah, e c'è tutta sta gente?

Piccolo sfogo quotidiano.
Premessa:
Ieri mi comunicano che oggi sarebbe venuta nel mio ufficio una collega, per apprendere il lavoro. Già m'ero messo le mani tra i capelli, conoscendo il soggetto, persona incapace e lavativa. Ma tant'è....
Oggi:
Arrivo in ufficio verso le 8:00 e come sempre c'è già gente che aspetta. Apriamo al pubblico alle 8:30 ma le persone arrivano già alle 7:30, per arrivare per primi e per non perdere così la priorità acquisita.
Alle 8:30 apriamo, entrano i cittadini e io e i miei colleghi ci mettiamo al lavoro a testa bassa.
Poco dopo si presenta il soggetto in questione, guarda le persone e inizia a balbettare:"Ma... Ma... e... a che ora aprite al pubblico?"
La mia collega risponde:"Alle 8:30."
"Ah, e c'è tutta sta gente? e che vogliono a st'ora?"
"Guarda che è tutti i giorni così, è normale, vogliono certificati, carte di identità e altro."
"Ah, ma c'è troppo casino, e poi ho dimenticato il badge a casa."
"Beh, ci sono i fogli per le firme di presenza, sono lì., fimri che sei arrivata ora."
"Ah, no, vado a casa a riprenderlo".
Io e la mia collega ci guardiamo stupiti mentre la tipa esce dalla porta e sparisce...
Restiamo senza parole, mentre a testa bassa continuiamo a servire i cittadini.
Il soggetto, con tutta la sua incapacità e incocludenza ricomparirà solo verso le 10:00 passate, con tutta tranquillità, mentre nè io nè la mia collega ci siamo ancora mai alzati neppure per andare in bagno.
Stendo un velo su quello che è successo dopo, le domande inutili e le telefonate private, sempre mentre io e la mia collega continuavamo a lavorare...
Per la cronaca, l'incapace era venuta ad apprendere il lavoro perchè le verrà assegnata la responsabilità di un ufficio come il nostro.

giovedì 14 agosto 2008

Siamo aperti interrottamente

Piccoli esempi di italiano maccheronico e burocratichese.
1
"Vorrei un certificato"
"Sì, un attimo che metto la passuart al piccì e arrivo"
2
"Che orari fate?"
"Siamo aperti interrottamente fino a le dieciottoetrenta"
3
"E' vero che la mia carta d'identità non scade più oggi ma vale 10 anni?"
"Sì, guardi è scita na legge per cui le carte valgono dieci anni, venghi che le faccio l'allungo"
4
"Per un atto notorio?"
"Qui, venghi che glie autentifico la firma"

passuart = password
interrottamente = ininterrottamente
a le dieciottoetrenta = alle 18:30
è scita na legge = è entrato in vigore un decreto legge
venghi che le faccio l'allungo = venga che le metto un timbro di proroga
venghi che glie autentifico la firma = venga che le autentico la firma

sabato 9 agosto 2008

Scuse

Ore 11:40
Signora:"Buongiorno"
Impiegata:"Buongiorno, dica."
Signora:"Mi scusi, avevo un appuntamento alle 11:00, ma sa ho fatto tardi perchè ho il figlio esaurito."

venerdì 8 agosto 2008

Proprio come al cimitero...

Anni fà, nell'ufficio dove lavoravo, c'era una signora, che prestava servizio come usciera. Il suo posto di lavoro era una scrivania, sistemata nel corridoio d'ingresso.
La signora passava tutta la giornata seduta alla sua scrivania a leggere il giornale. La particolarità è che se ne stava con la luce spenta, al buio (infatti il corridoio non aveva finestre).
Di tutte le notizie del periodico, l'usciera leggeva solo le notizie di cronaca nera e gli annunci mortuari...
Durante la giornata sentivi la sua voce solo per lamentele, notizie di morti e "gufate" (in perugino "gufare" significa "portare jella").
Mi ricordo di due episodi in particolare.
Un giorno, mentre sbrigavo una pratica, mi scappa qualche colpo di tosse. E l'usciera subito: "Ah, che brutta tosse, non avrà mica l'influenza? sa, sul giornale dicono che questo è un brutto periodo, sono tutti influenzati... E poi, lo sa? non ci deve scherzare. perchè l'anno scorso con una tosse così c'è morto un mio cugino... aveva proprio la sua età..."
Un'altra volta, per cambiare aria nell'ufficio, apro la finestra e subito si spande per l'ambiente una bella aria fresca. Al che una mia collega fa :"Ah, che bell'arietta fresca!"
E l'usciera: "Eh sì, proprio come al cimitero..."

martedì 5 agosto 2008

E non c'era nessuno!

Una signora entra in ufficio e dopo avermi chiesto cosa le serviva mi fa:
"Ah, guardi, meno male che siete aperti. Stamattina sono andata direttamente all'altro ufficio, quello della frazione qua vicino. Vado la perchè di solito non c'è mai nessuno... E lo sa? non c'era proprio nessuno!".

sabato 12 luglio 2008

E' un rinnovo?

"Buongiorno, vorrei fare la carta di identità, è qui?"
"Buongiorno, si è qui. E' un rinnovo?"
"No, è la prima."
"Ok, mi dia un documento di riconoscimento?"
"Si, ecco, ho la carta di identità vecchia."
"Ah...".

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