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sabato 19 novembre 2011

Bulldog in gorgiera.

Il sole iniziava a prendere il colorito del tardo pomeriggio, quando le auto si ritrovarono davanti alla vecchia casa. La polvere si alzò un attimo dopo, agitata dalle ruote calde, mentre uno ad uno i ragazzi uscirono dalle automobili scure. Ognuno di noi si mise d’accordo per il breve viaggio che avremmo affrontato di lì a poco. Io scelsi di andare con Steve per simpatia ma subito me ne pentii. Il suo mezzo di trasporto infatti era un vecchio Ape ammaccato, color grigio piombo. Lui entrò disinvolto, nonostante i quasi due metri d’altezza, e si mise al posto di guida. Il rumore della craniata sul montante dell’Ape fece rigirare e poi scoppiare a ridere tutti i presenti. 
“Non è niente” disse Steve, sorridendomi “le prime volte succede sempre, poi ci si fa l’abitudine”. 
Con una mano premuta sulla fronte dolorante, mi piegai fino a riuscire ad entrare nel trabiccolo a tre ruote, per poi sedermi accanto all'amico.
La automobili partirono tutte sgommando e questa volta la nuvola di polvere si alzò fino a far scomparire il sole. 
Steve diede gas, l’Ape accennò un’impennata e partì. Dopo qualche chilometro ci ritrovammo a percorrere una strada alberata che costeggiava un torrente. La strada iniziò a salire e il torrente quasi scomparve dalla nostra vista, salvo tornare a far capolino di tanto in tanto. Anche se gli altri ci avevano superato da un pezzo, l’Ape correva più di quanto pensassi ed anzi, ad un certo punto, complice la vicinanza, a tratti eccessiva, al dirupo che delimitava la strada, la sua velocità fece scoppiare in me un violento attacco di panico. Iniziai ad urlare a Steve di rallentare, anzi forse arrivai ad implorarlo di fermarsi! Vedevo il torrente in fondo alla scarpata avvicinarsi ad ogni curva, gli alberi farsi minacciosi contro la sottile lamiera del triciclo a motore. Steve scoppiò a ridere, facendosi beffe della mia paura: “Tranquillo, ancora un paio di curve e siamo arrivati.”
Ragione, aveva ragione… ma per completare in bellezza e farmi rizzare tutti i capelli in testa, Steve fermò l’Ape con una derapata così repentina che per poco non lo fece capottare.
Eravamo arrivati all'Anfiteatro. Così avevamo chiamato quel posto fin da quando ci venivamo da piccoli. Era un piccolo lago artificiale a forma di mandorla, con un’estremità leggermente allungata e più stretta dell’altra. Per due terzi del perimetro era circondato da colline che scendevano quasi a strapiombo, fino a lambire le acque. Le ripide pareti erano state colonizzate, probabilmente nel secolo scorso, ed erano ora ricoperte da casupole di pietra, come a formare un presepe. Il nostro lato era invece pianeggiante e da qui lo specchio d’acqua rifletteva la luce del sole dando al presepe un colorito giallognolo.
Sulla riva del lago, sedute a chiacchierare c’erano tre figure di donna, vestite di scuro, con il capo ricoperto da un fazzoletto. Sul principio non si curarono della nostra presenza, né noi di loro, del resto. Mi ero soffermato ad osservare il bacino, e tra le increspature mi accorsi della presenza di alcuni animali che stavano nuotando. Le loro schiene marrone chiaro spuntavano a tratti dall'acqua. Poi improvvisamente presero a saltare fuori, nella mia direzione, per poi rituffarsi. E qui la sorpresa. 
Erano dei cani, probabilmente di proprietà delle donne seduta a riva. Ma la cosa particolare, anzi davvero strana, era il tipo di cane: un bulldog inglese di base, certamente. Ma, attorno al collo la sua pelle si estendeva a formare come una gorgiera, un collare dispiegato, che ricordava quello di un clamidosauro. Nel balzare fuori dall’acqua verso di me il clamide faceva apparire il cane molto più grande della realtà. Superato lo stupore iniziale e visto anche che in fondo i cani stavano giocando allegramente, la mia attenzione tornò sulle figure femminili. Una di loro si girò verso di noi, togliendosi il fazzoletto dal capo e scoprendo così anche il volto. Ci salutò sorridendo, con un fare amichevole e confidenziale. “Non mi riconosci?” disse. Subito anche le altre si voltarono scoprendosi a loro volta. Allora ne riconobbi prima una, poi l’altra ed infine la terza. Erano le madri dei nostri amici, molto invecchiate a dire il vero, che erano venute a portare a passeggio i loro “clamidobulldog”.
“Presto, dobbiamo andare, è tardi” mi disse Steve, “lei ci sta aspettando per mangiare.” 
Appena finito di parlare mi prese sottobraccio e ci incamminammo verso una vecchia casa in pietra. Dentro la casa, ogni stanza era arredata con dei tavoli in legno scuro. Entrammo tutti, dividendoci per stanza. Io girai diverse stanze, fino ad arrivare a quella dove c’era chi ci stava aspettando. Era una signora molto anziana, forse ultracentenaria, piccola e ricurva su se stessa, vestita di nero. I capelli bianchi, legati dietro la nuca, fuoriuscivano dal fazzoletto nero che le ricopriva il capo. 
Non feci nemmeno in tempo a parlare con lei che tutti i presenti presero ad urlare. “Via! Via! Via! Dobbiamo scappare! Ci hanno scoperto! Stanno arrivando!!!”…
Non riuscivo proprio a capire il motivo di tanta agitazione, poi mi resi conto, non senza stupore, che in mano avevo un fucile e come me anche gli altri. Mi precipitai alla finestra e rimasi un attimo basito. 
Lo spazio pianeggiante davanti alla casa si stava riempiendo di uomini in uniforme, militari, poliziotti forse. Le loro divise blu notte oscurarono in un attimo l’Anfiteatro. Nel buio creatosi i bottoni dorati sembravano una pioggia di stelle cadenti. 
Dal canto nostro, ci preparammo ad affrontarli, visto che ormai ci avevano circondato ed era impossibile fuggire. Come gli altri, mi tolsi la giacca e mi sbottonai la camicia. Rimanemmo tutti a torso nudo, ed uscendo fuori la luna illuminò la muscolatura possente che ciascuno di noi sembrava improvvisamente avere… pettorali e addominali scolpiti, bicipiti e tricipiti gonfi.
Poi si trasformò tutto in una sorta di videogame. 
Da una parte le divise blu che scendevano dalle colline circostanti come un unico blocco, dall'altra noi che, ad uno ad uno, fucile in mano a mo’ di bastone, ci schiantavamo contro i militari facendoli saltare in aria. Lì per lì la cosa sembrò funzionare e per un po’ resistemmo. Poi dall'alto dell’Anfiteatro scesero ancora più soldati ed in un attimo fummo sommersi dal blu notte delle uniformi. 

lunedì 29 novembre 2010

L'inverno dei quaranta.


E' appena uscito il nuovo libro di Paolo Melis - scrittore perugino, nonché mio amico - "L'inverno dei quaranta", edito da Ed. Albatros. Richiedetelo nella vostra libreria di fiducia, e intanto eccone un assaggio...

La crisi della SIR – TEC, azienda produttrice di termostati per importanti gruppi industriali, scompagina i rapporti in una piccola città romagnola. Al rapido declino assistono impotenti due quarantenni, Jonathan, abile venditore e Marco, controller preciso e scrupoloso. Costretto a chiudere in fretta e furia lo stabilimento in Romania per il calo delle produzioni, Marco rientra in Italia proprio il giorno in cui una denuncia anonima sembra dare il colpo di grazia alla ditta. Ha con sé il “process verbal de inspectie”, con quale si sancisce la trasformazione della fabbrica in un centro commerciale, e una valanga di ricordi dei molti mesi passati tra le pietre fredde e lucide di Brasov.
Un misterioso finanziere, il capitano Balducci, mezza età, capelli grigi e folti, pochissime parole, si presenta una mattina ai cancelli della fabbrica. Rimane spesso in silenzio, fa poche domande e osserva quello che riesce a osservare. Poi risale in macchina senza comunicazioni, senza sigilli, senza niente, lasciando solo la sensazione di una fine prefigurata.
E tuttavia a qualcuno viene in mente di tentare:
“Che cos’è la crisi poi, se non una sommatoria di crisi alle quali ognuno è chiamato a rispondere come può? Noi stavamo facendo la nostra parte per salvare una fettina del ben più esteso culo di cui facciamo parte”…

mercoledì 24 novembre 2010

Ipse dixit... appunti di strafalcioni, proverbi e improvvisazioni vare

"Qualcuno di voi mi conoscono."
"E' meglio essere fessi che sindaci."
"I nostri dirigenti evacuano."
"Dovete crociare dove c'è."
"La trattazione è un po' a volo d'uccello."
"E' come la pelle dell'elefante: la stiri come te pare."
"Oggi co sta velocità se salti 1 o 2 generazioni di soft sei fregato."
"Per azzeccarci la metà dobbiamo sbagliare 3 volte."
"Lo dico senza plaggeria di sorta."
"E' un po' come fare a cappellate coi passeri."
"Tre donne e un gatto, il mercato è fatto."
"Carta canta villan dorme."
"Scusate... entrano ed escono persone strafighe col cappotto... non credo che vadano al bagno qui dietro."
"Quiste son quasi come le oche del Campidoglio: sol che quille facevon scappì i ladri, quiste li fanno nì!"

martedì 15 giugno 2010

La ragazza con il sellino.

"Ignara di sguardi indiscreti alle spalle, conversa con amici di chissà quali vissuti momenti.
Sandali con zeppa calibrata, creano la giusta misura al sellino affusolato della bici che sostiene il corpo snello, fendendo lievemente tessuto e carne così da creare un piacevole “belvedere”.
Noi, come dive in primo piano, siamo in posa per essere immortalate da un obbiettivo mendace e la nostra immagine, sfumata, lascia il posto allo sfondo intrigante della piazza di Lodi laddove, con malcelata innocenza, sono puntati occhi e relative attrezzature.
Puntare, fuoco e via… per immortalare lo spettacolo di lievi movenze di un corpo sinuoso su questo oggetto immobile ma tremendamente vivo e invidiato da tutti. Noi donne, con sorriso abbozzato, complici di quel vagare maschile tra sogno e realtà, percepiamo bisbigli, sguardi, sorrisi che animano quei brevi attimi di fantasie fino a quando “qualcosa” si muove!
“eppur si muove” saluta gli amici, candidi baci e poi pronta per la partenza; il sellino si sposta dolcemente e con egual eleganza si insinua finalmente tra le fattezza della fanciulla come una rondine che entra nel nido.
Un ovazione sommessa, educata ma pur sempre significativa accompagna la partenza e l’immagine svanisce, si confonde fra la folla ma sicuramente, come accade quando siamo insieme, qualcosa rimane.
Potevamo farvi una domanda ma sarebbe stata retorica; abbiamo capito che “vi era piaciuto”!"
"LA RAGAZZA CON IL SELLINO" by Le Donne degli Strani

venerdì 17 ottobre 2008

Se eri bambino negli anni 60, adolescente nei 70 e avevi il mondo in mano negli 80

Dal blog di Laura (http://provoafareunblog.blogspot.com/)

......leggete e...tocca a voi!
Aggiungete il vostro "Noi che".....

Noi che la penitenza era 'dire fare baciare lettera testamento'.
Noi che ci sentivamo ricchi se avevamo 'Parco Della Vittoria e Viale Dei Giardini'.
Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo.
Noi che il Ciao si accendeva pedalando.
Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa.
Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella..
Noi che giocavamo a nomi, cose, animali, città.. (e la città con la D era sempre Domodossola).
Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini.
Noi che avevamo il 'nascondiglio segreto' con il 'passaggio segreto'.
Noi che ci divertivamo anche facendo 'Strega comanda color.'. e giocavamo a Mondo.
Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la Bic.
Noi che avevamo la tivvù dei ragazzi e il Braccobaldo show .
Noi che guardavamo “I ragazzi di padre Tobia” e ci piaceva Cucciolo.
Noi che le barzellette erano Pierino, il fantasmaformaggino o un francese, un tedesco e un italiano.

Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
Noi che si andava in cabina a telefonare con il gettone, quello color oro con la scanalatura.
Noi che se dovevi chiamare fuori città e facevi la teleselezione non prendevi la linea tanto facilmente.
Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto come fosse un miracolo.
Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola con l'albero.
Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo.
Noi che il giovedì sera c’era Rischiatutto e il sabato sera Canzonissima.
Noi che guardavamo anche Delia Scala e Lando Buzzanca quando la memmè era sempre la memmè.
Noi che ci piaceva Maga Maghella, quella maga piccola piccola.
Noi che suonavamo ai campanelli dei citofoni e poi scappavamo.
Noi che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo l’alcool e il cerotto Salvelox.
Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta.
Noi che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli.
Noi che le ricerche non le facevamo mica su Google ma su “Le mie ricerche”, che aveva le foto con dietro la spiegazione da copiare sul quaderno.
Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
Noi che se andavi in strada non era così pericoloso.
Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perché c'era Happy Days.
Noi che il primo novembre era 'Tutti i santi', mica Halloween.
Noi che alle elementari avevamo la carlella con le bretelle da mettere sulle spalle ma al liceo a scuola portavamo i libri con la cinghia e facevamo delle pile enormi.
Noi che se la notte ti svegliavi e accendevi la tv vedevi il segnale di interruzione delle trasmissioni.
Noi che abbiamo avuto le tute lucide che facevano troppo figo.
Noi che le gomme erano quelle di Paperone, costavano 10 lire e c’era scritto “Non hai vinto ritenta”.Noi che si suonava la pianola Bontempi.
Noi che se vedevi uno che correva in moto era “Agostini”
Noi che la merenda era pane, burro e zucchero e che non sapevamo cos’era il colesterolo.
Noi che le macchine avevano la targa nera,i numeri bianchi, e la sigla della provincia.
Noi che le All Star le avevamo solo se giocavamo a pallacanestro.
Noi che se a scuola la maestra ti sgridava, a casa era il terrore, per te e non per la maestra!
Noi che.......avevamo il motorino e via...senza patentino e senza casco
Noi che le canzoni non si scaricavano da Internet, ma si registravano dall'LP dell'amico
Noi che uscivamo soltanto il sabato sera e NON tutte le sere e rientravamo entro mezzanotte perchè c'era il risparmio energetico!
Noi che quelli di sinistra erano comunisti e quelli di destra fascisti
Noi che le partite di calcio si ascoltavano alla radio a tutto il calcio minuto per minuto;
Noi che le classifiche dei dischi le ascoltavamo sempre alla radio con Hit Parade e Lelio Luttazzi...
Noi che ascoltavamo le Fiabe sonore con "l'ombrello, il cappottino rosso e la cartella gialla" (anche se non serviva!!!) e che il disco faceva CLICK
Noi che se un ladro scappava ad inseguirlo c'erano Starsky e Hutch, ma il "caso" lo risolveva sempre Kojak
.

lunedì 13 ottobre 2008

Torino Passion 2008

Il viaggio era iniziato nel pomeriggio, ovviamente con capote aperta, top-down, come si dice. Recupero una coppia di barchettisti toscani a Camucia, Paola e Rossano, e partiamo, ma per solidarietà con loro (lei aveva mal di schiena e quindi capote chiusa) ho chiuso anche io. Traffico, ingorghi, autovelox, chilometri e newjersey, tiramolla velocistici da 160 a 180 poi 90 e quindi 30. Dopo 6 ore siamo a Torino, dove ci aspettano. E' la sera prima del raduno, ma è anche la sera dopo una ricorrenza e perciò l'organizzatrice, insieme ad amici e fidanzato ci aspetta per la cena, nonostante siano già le ventidue. E' appena stato il suo compleanno e brindiamo tutti insieme. Poi in albergo, dove, lette due pagine di "Cuore di tenebra" crollo sfinito.
Sabato mattina, ritrovo con tutti i barchettisti partecipanti al raduno. Saluti, baci e abbracci, sorrisi, occhi che brillano sinceramente. Ritrovo amici veri, conoscenti che forse lo diventeranno o forse no, rivedo una persona che non partecipava da anni e ne sono contento. Ma, purtroppo, non vedo una coppia di barchettisti e soprattutto di amici a me molto cari, Roberta e Nicola. Non ci sono, il "nonno", come affettuosamente chiamiamo Nicola, si è sentito male ed è stato ricoverato e operato d'urgenza. La giornata pur splendente mi si rabbuia. Lo chiamo subito. Sta bene, l'intervento è riuscito e lui non ha perso il gusto per la battuta:"Sono a letto ma come pigiama ho una maglietta del barchetta Club, così sono anche io con voi".

E' tardi, il raduno deve iniziare.
Prima tappa, ci aspetta la guida a Torino Esposizioni per illustrarci la mostra "Trilogia dell'automobile. Dream". Ed è un vero e proprio sogno quello in cui veniamo rapiti: prototipi di auto celebri, concept car famose, pezzi unici come la "Gilda"... per noi appassionati è coinvolgimento totale.
Poi si sale in barchetta, giù la capote e si parte. E' l'11 ottobre, ma fa caldo come se fosse l'11 giugno. Il classico serpente colorato di spider si avvia verso la basilica di Superga inerpicandosi tra i tornanti, fino a raggiungere la cima della collina. Ma prima di visitare la basilica, ci aspettano in trattoria, e quindi ben contenti ci sistemiamo a tavola, dove ci servono prelibatezze piemontesi (e un vinello rosso che evapora troppo in fretta...).
Dopo pranzo un'altra guida dall'aria beruschiana (pur essendo una donna), ci spiega, con la velocità della luce, la storia sabauda attraverso le tombe presenti sotto la basilica e i piccoli appartamenti al piano superiore. Purtroppo la basilica è in restauro e il suo interno è ripieno di tubi innocenti che sorreggono palchi e palchetti. Nel ridiscendere la collina affidiamo i nostri coequipiers alla "Dentiera", la tramvia che scende da Superga fino a Sassi.
Rientriamo in hotel, ci cambiamo e, lasciate le amate barchettine nel box, prendiamo un autobus per il centro, destinazione "happy hour", o "apericena", o, per dirla alla torinese, "merenda sinoira". Anche qui apprezziamo tutto, mangiando e bevendo... e continuando a scherzare tra di noi. Tra l'altro, ad attenderci ci sono degli amici di Marina, che pur di salutarci hanno rischiato di far tardi a teatro. Dei signori, semplicemente.
Dopo la merenda sinoira, due chicche. La prima è una visita in notturna al Museo dell'Antichità, dove una terza guida ci illustrerà fino all'ora di chiusura il Celeste Impero, quasi nove secoli di dinastie Cinesi raccontate da statue di terracotta, porcellane e specchi di bronzo. E anche se cominciamo a dare segni di cedimento, non riusciamo a non apprezzare la bellezza dei reperti è il fascino dei racconti della guida. E' passata già la mezzanote quando rientriamo in albergo. Qui ci attende la seconda chicca, una degustazione di specialità piemontesi: cioccolata e nocciole, moscato e barolo. Magicamente sbucano fuori piatti e posate blu intenso, cioccolata fondente con nocciole intere, torte alla nocciola, crema di gianduja, bottiglie di barolo chinato e di moscato passito, in un abbinamento sapientemente scelto. E' un vero e proprio orgasmo culinario, gli occhi si chiudono non per il sonno ma per gustare in silenzio e intensamente il piacere che si sta fondendo in bocca. Sono le 1 e 20 della notte quando mi sdraio sul letto, dopo una giornata calda, piena, ricca, e solo ora riflettendo mi accorgo dell'eleganza con cui questa è stata diretta dall'organizzatrice, sempre presente ma mai invasiva. Leggo altre poche pagine del mio libro e mi addormento.

Domenica mattina, valigia pronta, motore acceso, capote aperta.
Arrivano altri barchettisti, quelli che "io al raduno vado solo la domenica perchè...". E qui un appunto: accanto a quelli che, davvero dispiaciuti per non essere potuti venire anche il giorno precedente, hanno fatto sentire sia la loro compagnia che il loro gradimento per quanto organizzato, c'erano altri, che spuntati come dal nulla, come tali si sono comportati, restando invisibili durante il prosieguo del raduno e dissolvendosi a pranzo terminato (ancor prima del caffè). Beh.. mi dispiace, ma non è così che si vive un raduno, nè è cosi che si vive un Club di appassionati. Figuriamoci quando, come nel nostro caso, è un raduno/ritrovo di persone che amano fare chilometri per ritrovare il sorriso negli occhi dei propri amici, con la scusa della barchetta.

Ma ritorno al programma del raduno. Si va a Venarìa, per visitare La Venarìa Reale.
Qui la quarta e ultima guida ci trasporta indietro nei secoli fino al XVII per raccontarci la storia di questa Palazzina da Caccia e dei suoi abitanti, ancora una volta la famiglia Savoia. Scivoliamo da una stanza all'altra, in un'alternanza di ambienti spogli ma brillantemente arricchiti dall'opera del regista Peter Greenaway, e di sale o saloni riccamente decorati con stucchi, quadri, arazzi, specchi o mobili intarsiati, per arrivare alla fine nel salone principale (chiamarlo corridoio è fortemente riduttivo), dove la maestria dell'architetto Juvarra nel giocare con finestre, luci e colori, creò un'ambiente da far rosicare d'invidia lo stesso Napoleone..

Dopo la bellezza della Reggia, e anche dopo una visita durata ben due ore, entriamo in una trattoria tipica del paese dove ancora una volta ci attendono specialità locali. Chi conosce un po' l'organizzatrice, riconosce subito la sua mano nella scelta del posto, oltre che del menù. Ed è la conclusione ideale a questi due giorni. Poi di nuovo abbracci e sorrisi, baci e strette di mano. Risalgo in auto, seguendo un paio di barchette, una delle quali, quella di Davide, ci farà strada fino all'autostrada. Top down fino a Genova, chiuso poi, arrivo a casa poco prima della mezzanotte. Mi addormento contento, col pensiero al raduno appena concluso.
Grazie a "Black Panther" la barchettista, grazie a Marina l'amica, per aver scritto, sceneggiato e diretto tutto questo, facendoci sentire la passione dei luoghi, delle cose e la sua.

mercoledì 1 ottobre 2008

Dice 'l Gorino...

Massima n. 16: "Voler volare senza ali è come nuotare con il cappotto"

Gorino Luddista


Piccolo omaggio a Vittorio Gorini, detto 'l Gorino, grande Perugino che non c'è più e di cui si sente la mancanza.
Sulla destra del mio blog trovate una serie di link sulla sua figura, tra cui il blog da cui ho preso questo video.

martedì 23 settembre 2008

Moano

Tra i miei primi post citavo il mio amico Federico e la sua filosofia, portando come esempi alcune frasi. Tra queste, un paio non erano del Conte ma di Moano il bagnino.
Mitologico personaggio della riviera romagnola, ogni tanto se ne esce con dei veri e propri aforismi sul suo modo di intendere la vita.
Nella settimana appena passata Moano ci ha regalato una nuova massima filosofica.
Il Conte era andato da lui per organizzare un cocktail serale/notturno sulla spiaggia, in occasione del raduno di barchette di cui vi ho parlato. Purtroppo avendo piovuto per tutta la settimana, lo stabilimento era chiuso e quindi la cosa non si è potuta organizzare. E qui Moano ha voluto chiudere con un suo pensiero.
"Che poi a voi, dite la verità, che state sempre a parlare di auto e macchine, su, in fondo a voi interessa la figa, non ce la stiamo a menare poi più di tanto... E qui con questo tempo e la sabbia bagnata, di figa non ce n'è mica."
Non contento chiude con questa massima:
"Che poi, cos'è la macchina? è un passatempo tra una figa e l'altra!"

mercoledì 17 settembre 2008

Eehh, ma quilla è 'na signorina, ma ...

Dialogo ascoltato in un negozio...
Una commessa (sulla 60ina, robusta) sta parlando con un signore, probabilmente uno dei responsabili del negozio. Il dialogo è tranquillo e sullo scherzoso.
Ad un certo punto, il signore in questione, indicando un'altra commessa (sulla 45ina, abbronzata e tutta curata) dice alla signora: "Allora dovrò chiedere a quella signorina."
La prima commessa, risponde, con forte accento perugino:"Eehh, ma quilla è 'na signorina, ma col culo da signora!"
Mentre il suo interlocutore si ritira un attimo indietro, imbarazzato, la seconda commessa, tirata in ballo risponde piccata:"Guarda che io sono tornata signorina!" riferendosi probabilmente al fatto di essersi separata (o divorziata).
E qui, la prima commessa chiosa alla grande:"E siee, tu sì, ma 'l culo 'n c'è artornato!!" facendo così scappare via il suo imbarazzatissimo interlocutore.

venerdì 8 agosto 2008

Proprio come al cimitero...

Anni fà, nell'ufficio dove lavoravo, c'era una signora, che prestava servizio come usciera. Il suo posto di lavoro era una scrivania, sistemata nel corridoio d'ingresso.
La signora passava tutta la giornata seduta alla sua scrivania a leggere il giornale. La particolarità è che se ne stava con la luce spenta, al buio (infatti il corridoio non aveva finestre).
Di tutte le notizie del periodico, l'usciera leggeva solo le notizie di cronaca nera e gli annunci mortuari...
Durante la giornata sentivi la sua voce solo per lamentele, notizie di morti e "gufate" (in perugino "gufare" significa "portare jella").
Mi ricordo di due episodi in particolare.
Un giorno, mentre sbrigavo una pratica, mi scappa qualche colpo di tosse. E l'usciera subito: "Ah, che brutta tosse, non avrà mica l'influenza? sa, sul giornale dicono che questo è un brutto periodo, sono tutti influenzati... E poi, lo sa? non ci deve scherzare. perchè l'anno scorso con una tosse così c'è morto un mio cugino... aveva proprio la sua età..."
Un'altra volta, per cambiare aria nell'ufficio, apro la finestra e subito si spande per l'ambiente una bella aria fresca. Al che una mia collega fa :"Ah, che bell'arietta fresca!"
E l'usciera: "Eh sì, proprio come al cimitero..."

venerdì 1 agosto 2008

Cimiteri e vecchiette terribili.

Mio zio stasera a cena raccontava di alcune vecchiette terribili. Della prima, che era sua Zia Annita, raccontava che usava spesso dire "pitela 'n culo!" per poi chiarire "Ah, mica non l'ho dico io, lo dice l'Annita di (e qui non ricordo il cognome)". Per specificare che non era lei la sboccacciata ma un'altra Annita.
Questa seconda Annita invece soleva essere un tipo precisino nonchè previdente, tant'è che un giorno, mentre si trovava al cimitero a spolverare e sistemare un po' la tomba del povero marito, si avvicinò un signore, anch'egli in visita, che nel cercare i suoi cari le diede un'occhiata distratta; così facendo gli cadde l'occhio sulla tomba sottostante quella del marito della signora Annita: la lapide era provvista di nome e cognome, fiori, fotografia e data di nascita ma senza data di morte. Osservando con più attenzione la fotografia esclamò perplesso: " Eh, ma questa io la conosco, la conosco, dove l'ho già vista..."
Mentre si poneva queste domande intervenne l'Annita: "La conosce sì, sono io!"
Il signore si girò verso di lei spaventato, credendo forse di vedere una morta ritornata dall'aldilà e invece la vecchietta continuò: "Vede, oggigiorno bisogna fare tutto da soli, sennò le cose chi me le fa? i nipoti? Ah, quelli non son buoni a niente. Per cui mi son già preparata la tomba, vede c'è tutto, ed è proprio sotto quella del mio caro marito".
Della terza vecchietta invece non conosco il nome. Anche lei previdente si era comprata un loculo al cimitero. A mio zio che ogni tanto ce l'accompagnava, un giorno disse: "Vedete, io vo to là" indicando il loculo (traduco: io vado li dentro). E mio zio "Ma no, che dite, voi non andate da nessuna parte."
La volta successiva ripetè: "Io vo to là!" aggiungendo "Però... mi sa che i fiori non ce li faccio mettere, uso quelli di mio marito che sta lì sopra".
Mio zio, sempre un po' scaramantico: "Aridaje, v'ho già detto che non andate da nessuna parte!"
Una terza volta, infine, dopo aver ripetuto dove sarebbe andata, fece questa considerazione:
"I fiori avemo detto de fa con quelli di sopra del marito. Ma lo sapete, io non ce faccio mette manco la luce, tanto non c'ho mica da rinfilà l'ago!"

mercoledì 19 settembre 2007

La filosofia del Conte

Tra i miei migliori amici c'è il Conte, che alcuni denigratori chiamano "chillo cafone"... Oltre ad essere un grande amico è una persona simpaticissima che ha un suo stile di vita e io l'ho preso arbitrariamente come mio filosofo personale.
Qui sotto riporto (aggiornandole di tanto in tanto) delle frasi/massime/aforismi che ogni tanto cita (per quelle non sue riporto l'autore tra parentesi).

Comunque, la gnocca va bene anche a piccole dosi.

... sarebbe capace di fare un grafico anche delle scopate che si fa, anzi, per me in casa appeso nel salotto ha un grafico con l'andamento che ha avuto la figa nella sua vita...

Era andato dagli sponsor presentandogli la macchina nelle caratteristiche tecniche, ed esaltandosi nel descrivergliele. Allo sponsor invece interessa dove metterai il suo nome e quante persone potranno vederlo: gli interessa ciò che farai col suo nome, non ciò che farai con la macchina. E' come se ad una ragazza gli descrivi il tuo pisello ma non gli dici ciò che intendi fare a lei: che interesse ha a dartela ?????

... il sesso è la merce più comune del mondo.

Era talmente carina che tutti si chiedevano come mai uscisse con me; me lo chiedevo anche io; il giorno in cui se lo è chiesto anche lei, è scappata.

E' strano come la vita dei single sia è fatta di ricordi "di coppia": cioè, i giorni che in genere tornano alla mente sono sempre quelli in cui hai vissuto in maniera diversa da quello che è il "consueto". Forse perchè "da single" si è più a contatto col mondo femminile, dato che il continuo cambiare persona ti porta a cambiare di volta in volta il punto di vista.

Trovare gli sponsor è come cercare di farsela dare: basta che "a pelle" si piaccia a chi si ha di fronte e basta essere "credibili" in ciò che si dice.

Penso che nella vita di ciascuno di noi ci siano alti a bassi, e anche momenti talmente bui da non riuscire a vedere nemmeno quando finiranno, però per fortuna ci sono gli amici, e anche le persone che incontriamo tutti i giorni solo per caso, che ci dedicano un pensiero o uno sguardo o un sorriso e non ci fanno mai sentire soli.

"... le scopate più belle della mia vita le ho fatte da solo" (Gaber)
Forse anche per le ubriacature può funzionare ... A me piace, quando posso, prendere il whisky, buttarmi sul divano coi piedi sul tavolo e ubriacarmi quando guardo la Tv: se poi fuori piove è una figata!!!
L'ubriacatura in solitario è la "vera" ubriacatura: la si fa per se stessi.

Dato che ogni donna frequenta sempre due uomini alla volta (ne ho le prove e la conferma per esperienza personale), io, precauzionalmente, preferisco non essere quello dei due che, oltre a portarsela a letto, la porta anche a fare shopping ...


Quella capisce il cazzo perchè glielo infilano, altrimenti se lo metterebbe sotto un'ascella.


"La gnocca è come il tavolo del biliardo, non importa l'età, l'importante è cha abbia le sponde buone." (Moano)

"Non c'è gnocca che resista davanti a un cazzo duro!" (Moano)

... Io comunque, nel dubbio, una botta la do a tutte: non vorrei che si spargesse la voce in giro che non lo do a nessuna!!! ... anche perché al momento per le mani non ho nessuna che mi interessi quindi tiro al divertirmi: se non debbo impegnarmi con nessun concessionario mi diverto a provare una Fiat Duna così come mi diverto nel provare un 550 Maranello.

"La gnocca si divide in due categorie: quelle che son mignotte e quelle che volano. A pensarci bene, a volare non l'ho mai viste, però." (anonimo)

L'ho conosciuta questa estate e ci siamo sentiti via mail diverse volte ... poi venerdì mi ha chiesto se "andavamo" in questo centro: siccome so per certo che quando una donna usa il plurale per definire te e lei (altrimenti avrebbe detto: "vieni con me in un centro benessere?") vuol dire che te la vuole dare (cioè già vede una "unione" fisica tra te e lei), ne ho approfittato... e mi è andata bene.

... Forse "filosofando" si comprende più a fondo la vita e si vive in maniera più completa ogni istante, ma si soffre anche di più quando quei momenti ci vengono meno.
Io però sono felice di dover soffrire ogni tanto: vuol dire che so amare.

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