giovedì 8 maggio 2008

barchette nel cuore verde d'Italia

Sabato 10 e domenica 11 maggio ci sarà un raduno in Umbria, organizzato da me. Faccio parte di un Club di appassionati proprietari di spider, la Fiat barchetta, da ormai 7 anni, e ogni due organizzo un raduno nella mia regione. Questo è la quarta volta. Sul sito del barchetta Club Italia, http://www.barchetta.it trovate programma e partecipanti, qui vi riassumo un po' quello che andremo a fare.
Ritrovo la mattina del sabato a Perugia, si parcheggiano le auto e si prende il nuovo mezzo di trasporto perugino, il MiniMetrò. In centro andiamo a visitare gli scavi archeologici sotto al Museo del Capitolo di San Lorenzo, alternando visita allo shopping in centro. Poi tutti a pranzo alla Locanda dei Golosi, ottimo ristorantino della zona. Poi un paio d'ore di tour in spider fino a Montecastello di Vibio, nostra meta per la sera. Qui andremo al teatro più piccolo del mondo, una bomboniera di teatro. . La domenica passeggiata sempre in barchetta, top-down naturalmente, e poi a pranzo in agriturismo.
La settimana prossima foto e commenti.

lunedì 5 maggio 2008

Ingegneri al lavoro, mezzi di trasporto moderni e antiche mulattiere.

Tempo fà avevo scritto un post sul MiniMetrò, ultimo ritrovato della tecnica moderna nell'ambito dei mezzi di trasporto, volto a risolvere i problemi di traffico della città. L'ho scritto subito dopo l'inaugurazione e, a parte le cose negative su cui mi ero soffermato, avevo elogiato una delle qualità, cioè la puntualità e velocità del servizio: 11 minuti dallo stadio al centro, contro una mezz'ora abbondante che occorre all'autobus. Venerdì scorso riprendo il MiniMetrò per andare in centro e parto proprio dallo stadio, quindi percorso completo. Alla stazione di partenza non c'è un ufficio di biglietteria ma due macchinette self-service che emettono il tagliando. Arrivo e ci sono una quindicina di persone in fila perchè una delle due macchinette in questione è rotta. Morale: quindici persone circa e venti minuti di fila circa, per acquistare il biglietto (valido 70 minuti). Salgo sul vagone che mi porterà a destinazione, pensando che va beh, ho perso 20 minuti ma adesso in poco più di 10 sarò in centro, sbrigo le commissioni e poi riprenderò il minimetrò per tornare, con un unico biglietto. E qui la sorpresa: il "brucomela" ci mette ben 23 minuti! Quando arrivo in centro sono già passati 3/4 d'ora da quano ho lasciato l'auto al parcheggio del MiniMetrò (e sì, perchè la linea è unica e da casa o aspetto un autobus o arrivo in macchina fin sotto la stazione). Ho dovuto volare e sbrigarmi nel fare le mie commissioni per poter riprendere in tempo il vagoncino per tornare giù. Beh, in discesa andrà più forte, ho pensato... In effetti, ci ha impiegato 17 minuti.
Ripensandoci, se avessi preso il vecchio caro autobus, che ha la fermata dietro casa, non avrei preso l'automobile, ci avrei messo più o meno lo stesso tempo e speso gli stessi soldi (pur ammettendo un'attesa simile, avrei risparmiato il tempo da casa alla stazione del metrò).
All'ufficio viabilità devono aver assunto degli ingegneri a cui piacciono le rotonde. Le strade della città stanno perdendo la familiare disposizione lineare e assumendo la nuova e più "à la page" disposizione concentrica... Esempio: percorso dalla frazione di San Sisto alla località Pian di Massiano. Una volta gli unici due ostacoli erano il passaggio a livello e un semaforo, posto all'incrocio chiamato "Centova", poi una bella strada dritta e lineare fino a Pian di Massiano. Se avevi fortuna di incontrare il passaggio a livello aperto e il semaforo verde, in 5 minuti eri davanti allo stadio (che sta appunto a Pian di Massiano). Tempo fà è stato eliminato il semaforo con una mega rotonda con tanto di giardinetto centrale; ora, dopo questa, a metà della bella strada dritta che dicevo è spuntato un altro mega-rotondone. La prima rotonda la posso capire perchè hanno eliminato il semaforo, la seconda un po' meno, perchè è stata messa all'uscita della superstrada e serve solo a non far fare lo stop a chi esce dalla quattrocorsie. Il passaggio a livello invece esiste ancora.
Ora che succede? il traffico è più snello? manco per niente.
Infatti venendo da San Sisto c'è una fila continua fino alla prima rotonda, dove automobilisti impreparati al nuovo sistema viario consultano i loro gps per capire chi deve impegnare per primo il cerchio asfaltato. Il problema è che la fila c'è sia se il passaggio a livello è chiuso che se è aperto, il che comporta spesso che resti un'auto tra i binari (e qui vedi il conducente iniziare a sudare freddo, pensando al treno in arrivo). Superata la prima rotonda ci attende la seconda, la quale è stata concepita in modo davvero astruso. Prendiamo una rotonda semplice: è un cerchio con quattro strade messe a croce, dove tu entri da una e poi scegli da dove uscire. La strada che percorri per entrare ha l'ingresso nella rotonda alla fine della strada stessa, senza particolari inciampi.
Il nuovo mega-rotondone no. Percorrendo la via in modo normale, come da codice della strada, cioè sulla destra, si finisce automaticamente in superstrada direzione Firenze, perchè il nastro d'asfalto è stato modificato in modo da facilitare l'accesso alla 4 corsie. Se si vuole impegnare la rotonda invece bisogna spostarsi, meglio, buttarsi tutto a sinistra, per poi sterzare di nuovo a destra (per seguirne la conformazione rotonda) poi curvare a sinistra (è un cerchio!) e quindi tutto a destra per uscire. In pratica una gimkana!
E se io decido di andare dritto, chiederete voi? Un disastro. Al centro della strada c'è uno spartitraffico di cemento. Non è spostato a destra o a sinistra, è proprio al centro. Di notte se non sapete che c'è e pensate di trovarvi di fronte a una normale rotonda, ci finite sopra (con gravi conseguenze al mezzo meccanico che state guidando).
Superata la rotonda riprendete ad andare diritti ma dovete subito rallentare in quanto sulla destra c'è una seconda uscita della superstrada (la prima è dritta nella rotonda) e lì si scatena la passione della formula uno dei guidatori: infatti sembra di vedere l'uscita dai box di un gran premio, si gioca a chi esce per primo.
Bene, siete usciti indenni dal rotondone, indenni dall'uscita box, finalmente vi rilassate e... la vostra auto ha un sobbalzo, si solleva da terra e ricade: avete appena superato un dissuasore di velocità alto mezzo metro... Sono passati oltre il doppio dei minuti che impiegavate prima, ancora non siete arrivati a destinazione, in compenso avete già scomodato tutti i santi del Paradiso...
Se invece venite dal lato opposto vi ritroverete immersi in una nuova esperienza (inesistente fino alla creazione del rotondone): la fila indiana dallo stadio fino al nuovo cerchio d'asfalto. Che da un lato è una mano santa, questa fila, perchè andando a 2 all'ora vi evita la spiacevole sensazione di inchiodare la vostra auto a pochi centimetri da un frontale con quella che procede dal lato opposto, appena uscita dal rotondone o dai box/superstrada. Sì, perchè la vecchia e cara linea dritta ha subito un'innaturale deviazione a destra per creare spazio nel senso inverso, tanto innaturale che gli ingegneri di cui sopra hanno dovuto mettere una fila di segnaposto catarinfrangenti ad indicare la retta via.
Sempre a proposito delle trovate degli ingegneri della viabilità, giorni fà mi trovavo a percorrere una via nei pressi della stazione ferroviaria. Strada a senso unico a tre corsie, in semidiscesa, semaforo pedonale, curva semi-cieca a destra (è parzialmente chiusa alla vista da un palazzo). Tu arrivi, rallenti o ti fermi al semaforo e giri a destra. Quel giorno il traffico era intenso ma praticamente fermo: incidente? no, men at work, lavori in corso. Stavano realizzando uno spartitraffico proprio appena dopo la curva cieca. Ho subito pensato: qui appena terminato qualcuno ci si schianta. Detto fatto. Qualche giorno dopo leggo sul giornale più o meno così "Il Comune mette le luci allo spartitraffico maledetto, che in pochi giorni ha causato tamponamenti causa improvvisi stop delle auto e veri e propri incidenti con auto finite sopra il blocco di cemento." Hanno illuminato ben bene l'ostacolo e spariamo così che la gente lo vede (sentire lo sente...).
Tutto questo quando il resto delle strade della città sono paragonabili a delle vere e proprie mulattiere del dopoguerra con voragini incredibili alternate a dossi prefabbricati atti a dissuadere la velocità. Ora è vero che io guido una spider o una mini, che sono due auto rigide di loro e parto svantaggiato, ma capisco sempre più chi si è comprato un SUV.
Quasi quasi mi faccio un Hummer...

Paradossi di mezzemaniche...

Cronache dallo sportello, aperto "interrottamente" (come qualcuno ci chiama).
Due situazioni recentemente accadute, che pur non arrivando ad essere "kafkiane", tanto per citare il post precedente, nel vero senso del termine (andate a leggervi la definizione su Wiki), sono comunque particolari, imbarazzanti e se vogliamo fanno anche un po' girare le scatole...
1. La carta d'identità,
ovvero dialogo tra una impiegata "mezzemaniche" di trentennale carriera (la prima) e una stagista che da pochi mesi si occupa dell'argomento (la seconda).
- "Ciao sono B, chiamo dall'uff di stato civile, volevo sapere come si fa a vedere se una carta d'identità è valida per l'espatrio."
- "Ciao, beh, basta guardarla, se è una di quelle cartacee, sul retro c'è stampato "non valida per l'espatrio". Se invece non c'è scritto niente, è valida. Se è una di quelle nuove elettroniche, viene riportato sia se è valida sia se non lo è."
- "Ah, perchè non era chiaro... Si è una di quelle di carta. Allora dove devo guardare, dietro? E se non c'è scritto nulla è valida, vero?"
- "Certo, esatto."
- "Grazie"
- "Prego"
2. L'autentica di foto,
ovvero dialogo tra una potenziale dirigente e un'impiegata (entrambi dello stesso servizio).
- "Ciao, sono D, mi puoi aiutare a chiarire un dubbio?"
- "Certo, se posso."
- "Io che ho le firme per tutti i certificati, come E, che dici, posso firmare anche una autentica di foto?"
- "Beh, certamente, l'autentica di foto è come una normale certificazione, non è come una autentica di firma su un documento o dichiarazione. La stampi e la firmi, basta."
- "Ah, ecco, perchè non mi era chiaro. Grazie"
- "Prego"
Morale: quando trent'anni di lavoro non vanno di pari passo con l'elasticità mentale necessaria a vedere cosa fa il tuo vicino di scrivania, e quando il far carriera non dipende dal sapere le cose...

Sogni kafkiani

Dove kafkiana non è la situazione ma l'argomento del sogno... Infatti è stato un sogno popolato di esseri simili al Gregor della Metamorfosi, metà uomini e metà insetti. Non ricordo chiaramente tutto ma in pratica facevo accomodare in ufficio queste persone che, una volta entrate, si rivelavano essere dei mostri, con una parte anteriore umana e quella posteriore presa appunto da insetti. Quindi io parlavo con un essere con corpo, testa e braccia di un uomo, e gambe (anzi zampe e molte) coda e ali di insetto. Quello che non ricordo è se dovevo fare delle pratiche d'ufficio con loro oppure semplicemente accoglierli. La cosa chiara però è che le loro sembianze umane erano solo una maschera che gli permetteva di aggirarsi per il mondo reale senza essere additati come mostri. Oltre al racconto di Kafka, mi hanno ricordato molto anche la creatura, metà uomo e metà insetto, di "Mimic" film, peraltro dimenticabile di Guillermo Del Toro.

martedì 22 aprile 2008

Gino

Dedicato ai miei amici del Club, per la precisione dell'Hard Things Club, amici d'infanzia, dell'adolescenza e, in alcuni casi, di ora. In particolare, dedicato ad un mio amico che è in esilio forzato al nord...
Squillava il telefono verso ora di cena, da un lato partivano le prime note di un giradischi, dall'altro si rispondeva "va bene" con la mano sul cuore... E capivamo già cosa sarebbe successo l'indomani..
(Nota: un giradischi, non un lettore mp3. Un giradischi - a volte anche un mangiadischi - chiamato anche stereo, era un attrezzo il più delle volte quadrato, con un braccetto che terminava con la "puntina" e leggeva un disco in vinile. Il mangiadischi aveva la differenza che il disco si infilava, praticamente l'antesignano di un lettore cd)
E la canzone era questa:


lunedì 21 aprile 2008

Banchi di alghe

Questa volta è stato un sogno lungo e complicato perciò spero di ricordarlo tutto. E' molto sci-fi, per cui non vi spaventate per le stranezze.
Mi trovo in una piccola stanza insieme ad altre persone, tra cui riconosco alcuni amici e colleghi d'ufficio. Siamo praticamente rinchiusi e dobbiamo passare la notte qui. Fuori, da quello che riesco a capire, tutto il mondo è stato sottomesso da una nuova specie, non so se di origine aliena o che. Il problema è però che nessuno se n'è accorto, tranne poche persone, come noi.
Passiamo molto tempo a parlare su che cosa si può fare poi arriva l'ora di andare a riposare ma nella stanza non ci sono letti, solo un tavolo, delle sedie e due divani, di cui uno piccolo e con braccioli e spalliera in legno. Mi accomodo prima sul divano più grande, è un po' corto per me ma mi accontento. Due persone si sdraiano sul tavolo, un'altra unisce le sedie e s'addormenta così. Arriva una donna, è una mia collega, mi dice che aveva scelto lei di dormire su quel divano, per cui mi alzo e vado sull'altro, quello di legno. E' ancora più piccolo del primo, cerco di acciambellarmi ma non ci riesco. Dopo un po' di tempo passato a provare a dormire, mi alzo nel cuore della notte e esco da una finestra. Voglio cercare di capire perchè nessuno si è mai accorto di questa invasione.
Evidentemente passeggio fino all'alba perchè quando arrivo a vedere delle persone è giorno. Stanno facendo la fila per entrare in uno stabilimento balneare. Dall'ingresso non si vede il mare, solo una grossa struttura di legno, con delle scale. La porta d'ingresso è al primo piano. Mi unisco al gruppo in fila ed entro. C'è una sala d'aspetto con delle porte che danno sulla spiaggia. La gente è molto agitata ed ansiosa di arrivare al mare. Finalmente il primo gruppo passa, poi toccherà a me. A questo punto riesco a vedere da una finestra la spiaggia e vedo. Ci sono decine di persone uscite dalla mia stanza e da altre di stabilimenti vicine che corrono a fare il bagno in mare. Improvvisamente dall'acqua emergono come dei grossi banchi di alghe compatte che velocemente si avvicinano alla riva. Sono molto grandi, formano delle matasse scure. Arrivate a riva ecco che si avventano sui bagnanti e li inghiottono completamente, tutti. Passa un po' di tempo, poi dall'acqua rispuntano le persone. Escono e silenziosamente si posizionano in fila per l'uscita. Io riesco e defilarmi e invece di andare in spiaggia ritorno in strada e vado anche io alla porta da dove usciranno queste persone. Cominciano ad uscire e io inizio a capire. Sono imbambolate, ebeti. Le creature marine le hanno fagocitato il cervello ed ora sono come degli automi. Per questo nessuno sa o si ricorda del pericolo. Mi allontano da quel posto tremendo e proseguendo nel mio cammino arrivo all'ingresso di un Luna Park in stile Disneyland. L'ingresso è una struttura larga e alta, nera ma piena di luci colorate. Anche qui c'è moltissima gente in fila per entrare, anche qui sono molto ansiosi. E solo ora mi rendo conto che questa gente è ipnotizzata, attratta prima dal mare e ora dai giochi. Non entro ma da una fessura riesco a guardare dentro e anche qui, in realtà, dietro alla grossa struttura d'ingressso non c'è niente, solo spiaggia e mare e la fila di persone che da una parte entra in acqua (dove ad attenderle ci sono i banchi di alghe) e dall'altra esce inebetita. Corro via... e il sogno si interrompe.

domenica 6 aprile 2008

Playlist di aprile

La nostra vita è fatta di tante cose, come impegni nel presente e piaceri quotidiani, oppure progetti per il futuro. Una parte importante la occupano i ricordi e la musica spesso fa parte di queste memorie. Per questo i video che metto ogni mese spesso sono di brani di qualche anno fà. Questa volta in particolare ad ogni canzone è legato un ricordo ben preciso. A cominciare da Gino Paoli... ma andatevi ad ascoltare anche Depeche Mode, Stevie Wonder e tutti gli altri...


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